Caro Tizio.

Io sono una di quelle donne che quando era ragazzina aveva l’abitudine di scrivere le lettere. Avevo la mia carta da lettere, bella e profumata e ricordo ancora quando ricevetti per regalo quella di Holly Hobbie: completamente galvanizzata!

Oggi le mie dita digitano sulla tastiera, ma in realtà mi immagino a scrivere su uno di quei bellissimi fogli una lettera che forse solo in questo momento trovo il coraggio di scrivere, una lettera che parte dal cuore ad una persona che ha segnato la mia vita.
Ed immagino che a farlo sia quella ragazzina di 25 anni, perchè quando avevo 25 anni non ero propriamente una fanciulla sgamata, anzi, avevo tantissimi sogni, mi vedevo donna, moglie e mamma. E’ proprio a te che in un certo senso hai distrutto tutto che voglio scrivere questa lettera, a te che in qualche modo mi hai reso la donna insicura che sono stata.

“Caro Tizio (ti chiamerò così per non farti troppa pubblicità),
sono trascorsi tantissimi anni da quando il destino ti ha portato nella mia vita.
Ti ricordi? Ci siamo conosciuti ad una cena a casa di amici. Io non ti avevo notato, poi ad un certo punto parlando con una commensale dissi, in riferimento a noi che abbiamo saltato la fila dell’altezza, la famosa frase “nella botte piccola c’è il vino buono!” ed una voce maschile continuò dicendo “ma finisce subito e sa di tappo!”. E’ stato in quel momento che ho incrociato i tuoi occhi e devo dire che ti avrei tirato volentieri un piatto in testa, invece credo che in quell’attimo io mi sia innamorata di te…
Tu, 9 anni più di me, ispettore di polizia….io una ragazzina di 23 anni con tanti sogni in tasca.
Ricordo ancora l’emozione del primo invito a cena, il primo invito di un uomo più grande, io che volevo a tutti a costi essere un perfetta donnina!
E poi il bacio tanto atteso, il cuore che batteva all’impazzata perchè quell’uomo che mi piaceva tanto finalmente mi aveva chiesto se volessi essere la sua fidanzata.
Sai caro Tizio, in quel momento toccavo il cielo con un dito, finalmente stavo conoscendo l’Amore, si quello con la A maiuscola, quello che mi proiettava nel “mondo dei grandi”.
Ed invece caro Tizio, dopo quasi due anni di fidanzamento, in un terribile giorno di agosto io ho scoperto che tu convivevi allegramente da 10 anni…ed ho dovuto scoprirlo da sola, perchè tu da uomo maturo e più grande, avevi avuto la brillante idea di ternermi tutto nascosto, utilizzando il tuo lavoro come “copertura”…
In tutto ciò caro Tizio, visto che tu messo alle strette giuravi e spergiuravi di amarmi io ti ho voluto credere di nuovo, talmente tanto che poi rimasi incinta.
Ti ricordi come eri felice? Ti ricordi come ero felice? Purtroppo però anche questa felicità è durata poco….Ricordi quando mi telefonasti e mi chiedesti di “scendere un attimo che mi dovevi parlare?” La tua frase di quella sera mi ha accompagnato ogni giorno della mia vita, mi ha provocato una ferita nel cuore che non auguro a nessuna donna “Io non posso darti un calcio in pancia per farti abortire ma sappi che questo bambino non avrà mai un padre”…ebbene si, ti ricordi? Con una freddezza ed uno sguardo glaciale hai proferito queste parole…

Io mi assumo la responsabilità del coraggio che non ho avuto di affrontare da sola una maternità, e questo rimpanto me lo porterò tutta la vita, ma sai Tizio a te devo miliardi di insicurezze nei miei rapporti successivi, la paura di essere sempre tradita, e la paura di non sentirmi mai abbastanza amata.

Sai Tizio, grazie a te avevo il mio momento di scegliere, ma poi la vita ha scelto per me.
Oggi tutto sommato non mi lamento di come sono, ed anche se non sono mamma sono una splendida zia (almeno credo…), ma tu hai portato via per sempre i miei sogni, la voglia di credere che qualcosa di bello potesse realizzarsi…
Perchè te lo dico oggi? Perchè ho capito che devo confrontarmi con queste mie paure, perchè per la prima volta dopo tanto tempo ho voglia di pensare che qualcuno possa amarmi nel mio essere imperfetta ma me stessa…e che forse non ero io quella sbagliata, ma tu un grande stronzo! 

In un sabato qualunque avevo voglia di parlare di te, non perchè tu sia importante ancora oggi, ma solo perchè ho voluto affrontarti “faccia a faccia” e con te quello che mi porto dentro nonostante siano passati tanti anni.

Ciao Tizio”

TK

“Settembre andiamo è tempo di migrare”

Recitava così il primo verso di una famosa poesia di D’Annunzio (che non si dica che le “Orzettine” non sono fanciulle acculturate) della quale prenderò in prestito la prima parte:

Settembre andiamo è tempo di tornare”!

Ebbene si, è ora di tornare alla nostra routine, alla nostra quotidianità. Dopo un’estate ed una vacanza bellissima: non solo la prima (spero di tante) con il mio fidanzato “nuovo di zecca” ma sopratutto la prima dopo due dedicate a curarmi (me la meritavo no????).

Riprendono i ritmi serrati di un nuovo anno lavorativo: le alzatacce (non per quello che mi riguarda ma per quello le riguarda), il traffico, l’asilo (ricordo che una di noi è mamma di una splendida creatura), il treno in ritardo, i Pokemon che sono sempre meno…insomma la nostra vita, che un po’ come il gioco del Monopoli, è sempre ricca di “Imprevisti e Probabilità”.

Siamo pronte per dei nuovi “merdagiorni” da vivere insieme, pronte per condividere nel piccolo mondo del nostro blog le nostre avventure e disavventure, pronte per regalarci un sorriso e con l’intento di regalarlo anche a chi legge i nostri articoli.

Ed allora si dai! Ricominciamo! (Questo invece è Pappalardo…ndr).

Ricominciamo dalla ricerca del barista giusto, ricominciamo dall’affannata ricerca della nostra normalità, ricominciamo dal nostro “Orzo piccolo”.

#siamotornate #sisalvichipuò

TK

Gorgonzola a colazione

I viaggi non sono necessariamente verso luoghi esotici o di relax, di grande interesse storico o d’avventura. A volte capita che i viaggi più belli e che ti danno maggior soddisfazione siano quelli verso luoghi semplici ma pieni di ricordi.

Vi ho giá raccontato di quando i miei nonni materni partivano per un mese per andare a cucinare in una casa alpina. Quello che non vi ho raccontato è che tante volte io andavo con loro. E non vi ho neanche raccontato che intorno ai nove anni ero già la pigrizia fatta a persona. Fosse stato per me sarei stata tutto il giorno seduta su un sasso a leggere. Cosa che non era possibile dal momento che eravamo in una casa alpina dove il motto era: colazione pane gorgonzola e caffe latte con scarponi ai piedi! 
I miei zii si ostinavano a volermi portare con loro e alla fine, dopo un milione di lamentele, ci andavo a fare quelle stramaledette gite.

In questi giorni ci sono tornata, con mio marito e miei zii (quelli di allora che nel frattempo hanno sfornato due figli ormai adolescenti).
Dopo tanti anni alcune cose sono rimaste identiche e altre sono cambiate completamente.
La cosa che più mi ha colpito sono state le camerate promiscue (che detto così sembra una cosa hard). Una volta si dormiva a rigorosamente in camerate separate: uomini e donne. E comunque nei letti a castello, che sono rimasti.
Sono cambiate, anzi diminuite, le persone. Giovani a parte che hanno preso strade diverse nella vita e nel tempo libero (montagna compresa), i “vecchi” sono rimasti. Ma per uno strano scherzo del destino sono rimaste solo le “vedove”. Tranne uno o due superstiti, a volte assistiti da badanti peruviani nostalgici delle loro Ande.

Si continua a mangiare bene e abbondante. Al posto dei miei nonni (fuori combattimento sotto questo punto di vista) c’è una signora dai capelli bianchi e dall’udito un po’ zoppicante. La pasta a cena é stata sostituita dalla minestra, (sicuramente più adatta e alle dentiere di oggi). E a colazione é sparito il formaggio (sicuramente non più adatto agli stomachi di oggi).

Mi é piaciuto vedere che il guardia pesca si muove ancora con la moto da trial. E mi ha dato un senso di sicurezza ritrovare piatti e bicchieri nello stesso scomparto della credenza.

La montagna é rimasta bella, anche la frescura e i camosci. Non c’è segnale per i cellulari, un vero Paradiso.

Io sono cambiata. Ho fatto la mia gita come un soldatino, sono arrivata alla meta senza battere ciglio. Ho mangiato il mio pane e salame con l’immancabile pezzo di cioccolato fondente. Ho “pucciato” i piedi nell’acqua del lago e siamo scesi.

Noi sei siamo stati gli unici ospiti per quest’anno e al momento di pagare la “direttrice” ci ha detto: <<Speriamo di rivedervi il prossimo anno… Se ci saremo ancora>>.

Ci rivedremo sicuramente.

#sangiacomodientracque

QG

Sull’orlo di una crisi di ferie

Di noi vi abbiamo detto poco. Tendiamo ad agire nell’ombra… speriamo dell’ombrellone al più presto! Inizialmente avevamo deciso di lavorare in incognito, perchè se vi dicessimo che lavoro facciamo in realtà… Chissà a cosa state pensando!

Una cosa oggi posso e voglio dirvela: viviamo lontano. Ma tanto. Per farvi capire, una è a circa 150 km da me (neanche tanti penserete…) e l’altra a quasi 1000 km (qui la storia cambia eh?).

Comunque, questo post serve a dire una cosa semplice: non siamo così lontane in realtà.

Ci sentiamo tutti i giorni, ci confidiamo, ci raccontiamo le cose divertenti e anche quelle brutte. Ci ridiamo sù. A volte scende la lacrimuccia. Ci scambiamo foto e ricette. 

Pochi giorni fa siamo state a pranzo insieme. Mentre mangiavo un fantastico piatto di Noodle, grazie alla favolosa tecnologia di cui disponiamo, abbiamo conversato per tutto il tempo su whatsapp. Abbiamo parlato di tante cose: prima di tutto della cattiva idea di mangiare dei Noodle con una camicetta bianca  e le bacchette. Abbiamo parlato di mutande ed equivoci. Abbiamo parlato di figlie di tre anni abbronzatissime. Abbiamo parlato delle ferie. Delle colleghe antipatiche e cattive. Abbiamo parlato di noi, come se fossimo sedute insieme allo stesso tavolo.

Forse siamo schiavi di questa tecnologia, sono la prima ad arrabbiarmi con mio marito che ne è dipendente. Però, a volte, la tecnologia è una figata! Io vedo crescere la bimba di una di noi, vedo un’altra cambiare la sua vita (dalla palestra e al week end in baita). E loro vedono me sull’orlo di una crisi di nervi (e mi prendono per il c**o, ma lasciamo perdere). L’amicizia è anche (e sopratutto) questo: non perdersi niente l’una dell’altra.

E noi faremo in modo di non farvi perdere niente di quest’orzo piccolo.  Anche in ferie!

#machevelodicoafare #buonevacanze

QG

Dal Billionaire al Monterosa #due

Com’è possibile che una pantera da Billionaire possa trasformarsi con grande naturalezza in un’alpinista? 

Vi invitiamo a leggere la parte #uno se ancora non l’avete fatto: 

https://volevounorzopiccolo.wordpress.com/2016/08/08/dal-billionarie-al-monterosa-uno/

“La beniamina decide quindi che la ‘sfida’ ai 3000 metri doveva essere documentata: non per mancanza di modestia, ma perchè i posteri potessero abbeverarsi alla fonte della sua saggezza. Perciò decise di incaricare un umile cronista che ne raccontasse le intrepide gesta. In siffatta situazione,  lo scribacchino, passato in men che non si dica da un ceruleo “mozzarella” ad un cangiante “aragosta”, reclama la pausa pranzo. Oltre alla necessità di fermare quel turbinio di emozione dal quale stava per venire sopraffatto.

La nostra amata, in un suo tipico slancio di altruismo, decide di accontentarlo e si appropingua verso un rifugio.
Con regale solennità adagia le sue terga su una ispida e pericolosissima panca, la quale, come se qualche malvagio le avesse fatto prendere vita, volendo ostacolare i progetti della nostra eroina di rientro alla base operativa senza ausili meccanici ma solo con le sue forze, conficca una scheggia nella profondità delle carni della nostra eroina: no problem! Da sola Ella si opera: senza un lamento estrae il corpo estraneo con il solo aiuto delle dita.  Vista  l’evidente e copiosa emorragia in corso, realizza con dell’erba medicinale un disinfettante e con un filo della fune della seggiovia un provvisorio laccio emostatico: John Rambo come maestro! Che coraggio!

Terminato il frugale pasto, l’eroina inizia la discesa. Declamando per ogni fiore: nome vulgaris, nome latino, famiglia di appartenenza, caratteristiche organolettiche, eventuali proprietà medicinali….che cultura!

Allo svoltare dell’ennessima curva si trova a fronteggiare il terribile carnivoro delle nevi, lo squalo delle alture, il vero yeti: il mulo albino! Dimostrando ancora una volta la sua indole da guerriera, con un coraggio inaudito ed una calma regale, grazie ad un faticosissimo lavoro di ipnosi mediatica protoprimaria costringe la belva feroce a lasciarla passare non senza un doveroso inchino: che forza!

Giunta a valle in perfetta forma fisica, solo la sua innata riservatezza le impedisce di accettare l’invito di una famiglia di fattori indigeni, ai quali dispensa sorrisi rassicuranti circa il prossimo raccolto; il fattore, maestro d’ascia, pare abbia già realizzato una statua di legno da porre a fianco di quella di S.Anna a testimonianza dell’evento: che sacralità!

Giunto al termine della giornata, carica di sublimate indicibili emozioni, l’umile cronista tira le ovvie conclusioni: ma siamo sicuri che la nostra eroina non avrebbe potuto farlo in tacchi a spillo e “Birkin” al polso?

Chiudo dicendo che ho aggiornato l’elenco degli “elementi”: acqua, aria, terra, fuoco, Louis Vuitton, Chanel, Bulgari e Tiffany.”

Grazie a Paoliño, gradito ospite di Volevo Un Orzo Piccolo.

Aspettiamo le tue vicende: volevounorzopiccolo@gmail.com

Dal Billionarie al Monterosa #uno

Com’è possibile che una pantera da Billionaire possa trasformarsi con grande naturalezza in un’alpinista? 

Di seguito la struggente testimonianza:

“Documentatasi per tempo, la nostra eroina, si prepara al rito della vestizione scegliendo gli indumenti (Sorry! L’outfit!) con una maglia in nuance con la primula villosa. Anche se non molto convinta circa la “non necessarietà” del tacco e della “birkin” al polso, si appresta all’inizio dell’avventura.

Primo tratto di risalita in funivia, facile come bere un bicchiere d’acqua (Sorry! Very easy!). Da 1800 metri si passa a 2100, la seggiovia che la porterà a 2700 la attende con impazienza. La nostra beniamina si accosta con eleganza a questo mezzo mezzo di trasporto a lei sconosciuto e, superata la difficoltà della salita “in corsa” (senza nessuno che le apra e le chiuda la porta), grazie ad un affabile vecchio alpino che, facendo ammenda per le scarse buone maniere con cui a volte in montagna bisogna far di conto, arriva al Bettaforca: che classe! (Sorry! Very cool!).

Nella splendida cornice del ghiacciaio del Rosa, senza un attimo di esitazione, facendo leva sulle sue infinite risorse, la gentildonna per nulla intimorita da questa nuova avventura, attacca la parete “piana” con un agile passo a “quattro zampe”, saltellando da un appiglio ad un altro, da una minuscola sporgenza sulla parete parallela al terreno ad un’altra. Anche il mitico freeclimber Manolo avrebbe preso appunti su codesta tecnica: che atleta!

E finalmente si giunge al vero obbiettivo, all’agognata meta di tutto questo sforzo immane: un posto dove poter prendere il sole! Mica pizza e fichi! (Sorry! No pizza and figs!).
Con la naturalezza che la identifica in ogni situazione, si sdraia sulla nuda terra ricevendo in cambio il calore del sole. Si appresta ad ascoltare una raccolta di brani (Sorry! Playlist!) con Antonello, Claudio ed Eros. A dissuaderla dall’intento è il ghiacciaio stesso che prende improvvisamente a sciogliersi a ritmi vertiginosi! La sensibilità della nostra eroina è tale che da spostarsi velocemente: che ambientalista!

Dopo una abbondante ora di relax totale la nostra impavida guerriera si trova a tu per tu con una mitica e leggendaria figura tipica delle alture: il ragno trasgenico! Al cospetto di questa mitologica creatura sulla cui velocità e sul suo veleno mortale è gia stato scritto tutto, con una freddezza ed un aplomb tipicamente da milady inglese, l’eroina lo affronta e lo induce a cambiare strada: che wonderwoman!

Galvanizzata da cotanta prova di coraggio e di sangue freddo, insieme al suo insostituibile amico di mille battaglie ed avventure, il celeberrimo aifon6, si appresta ad una “panoramica”, che in un pianoro a 2900 metri non è per nulla un gioco da ragazzi. La storta procuratasi in questa incauta e pericolosissima operazione (ricordo mai e ripeto mai tentata da nessuno) non le impedisce di proseguire la giornata con il piglio di chi sa ciò che vuole: che determinazione!

E cosa vuole?

Ci vediamo alla parte #due, domani, ore 14.00.”

Grazie a Paoliño, gradito ospite di Volevo Un Orzo Piccolo.

Aspettiamo le tue vicende: volevounorzopiccolo@gmail.com

 

Dedicato ad un ometto inutile:

Ci sono uomini (pochi) e ometti.

Nell’affollata categoria degli ometti (vi prego di leggere questa frase con una intonazione alla Alberto Angela) troviamo l’esemplare “capagrossa” a dimostrarci che ci sono spazi enormi inutilizzati.

Il capagrossa riesce sempre ad essere nel posto sbagliato al momento sbagliato: è accanto ad una Donna quando è ancora perso dietro alla sua ex – che detto tra noi merita una standing ovation -; poi, quando finalmente trova una fidanzata con cui vivere le esperienze alla luce del sole, cerca un contatto con la Donna di cui sopra.

Caro ometto capagrossa, dovresti imparare a vivere le gioie della vita nel momento in cui ti passano davanti perché è quello il motivo per il quale poi non le hai più.
Questo esemplare stravagante e triste cerca anche di dare consigli ed elargire perle di saggezza.
Un ometto insoddisfatto, che cerca disperatamente di avere situazioni irrisolte, non potrà mai diventare un Uomo.

Donne, non permettete agli ometti di togliervi il sorriso neppure per un minuto; sono loro quelli sbagliati, quindi…

#CIAONEPROPRIO!!!!

GG